Trento: un patto tra generazioni

143La città deve essere uno spazio di tutti: giovani, famiglie e anziani. Trento ha vissuto in questi anni dei grandi cambiamenti, grazie anche alla crescita dell’attrattività dell’università.

Questo ha comportato anche un mutamento nelle esigenze culturali, di intrattenimento e divertimento. Proprio tra le migliori esperienze nate da queste nuove richieste, c’è il Cafè de la Paix.
La sua chiusura annunciata oggi è il segno che qualcosa, nella dialettica tra giovani, residenti e pubblica amministrazione non ha funzionato, e questo va a scapito della cittadinanza tutta.

Leggo dai giornali che la chiusura del locale è stata causata dal ritiro dei permessi per musica ed eventi: i controlli fonometrici, eseguiti dopo le segnalazioni dei residenti, hanno indicato lo sforamento di qualche decibel.

Dal punto di vista pratico, io credo sia necessaria una nuova regolamentazione dei cosiddetti “concertini” (termine svilente e avvilente per chi dona la sua arte al pubblico) in città, soprattutto nel periodo estivo, ma anche delle misurazioni fonometriche. Trovo che non sia corretto il ritiro di una licenza, che comprende il permesso non solo per concerti, ma anche – per esempio – per reading di poesia, corsi di tango e altro.

Il problema, però, è più profondo: Trento deve riappropriarsi dei propri spazi. Molto sentito è il problema della sicurezza, ma bisogna dirlo con forza: strade, piazze e vicoli deserti non rendono la città più sicura.
Esperienze come quelle del Cafè de la Paix hanno riqualificato un angolo di città, prima considerato da evitare perchè buio, pericoloso e poco frequentato. Insomma iniziative che ridanno alla città ai sui abitanti la fiducia nel poter vivere e abitare tutti i luoghi.

Come amministrazione dovremo fare un atto di responsabilità: pensare una nuova politica degli spazi aggregativi, fondata sull’apertura reciproca ma anche sulla reciproca responsabilità. Trovare soluzioni che facciano convivere serenamente le esigenze di tutti i cittadini sarà la sfida del futuro, per garantire proposte culturali di qualità, divertimento per i giovani e il legittimo bisogno di riposo.

Condividere la responsabilità significa accettare che Trento sta cambiando, ma anche che una strada affollata di giovani è una strada sicura, molto più di una deserta.
Responsabilità, d’altro canto, significa anche condividere regole di civiltà sulla pulizia e sui rumori a tarda notte.

Serve un patto tra generazioni e tra quartieri, per scrivere insieme le nuove regole della convivenza cittadina. Serve anche la creatività nell’ideare misure adatte ed adeguate per consentire a tutti, in particolare agli abitanti, di poter vivere e convivere con fiducia e serenità. Ad esempio prevedere degli incentivi per l’insonorizzazione dei locali e molte altre possono essere le misure per creare le basi per una convivenza migliore senza rinunciare a vivere la città senza dover allontanare dal centro la vita giovanile e non solo giovanile!

Esprimo tutta la mia solidarietà ai gestori del Cafè de la Paix e spero che la chiusura, in qualche modo, possa essere scongiurata, e sono disponibile a un confronto per aiutare in prima persona a trovare una mediazione tra le diverse esigenze in campo.

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