Per non lasciare che la tragedia dei migranti venga liquidata con l’indifferenza

7d33987f4d0f52c273e228ff1a0e2876In questi giorni ho partecipato a diversi momenti in città, per non lasciare che l’ennesima tragedia dei migranti passi sopra ciascuno nell’indifferenza. Mentre l’Europa si chiede che misure adottare, mentre gli sciacalli usano 900 vite umane per far valere la propria idea politica di chiusura, mi piace rispondere con il lavoro che ho l’onore di svolgere in Africa come direttrice di ACAV, una ONG che lavora in Uganda Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan.

Proprio il 16 aprile abbiamo firmato un accordo per un nuovo progetto insieme al governo ugandese, all’alto commissariato per i rifugiati Onu e con un’azienda coreana.
6000 profughi avranno la possibilità di rimanere in Africa grazie a questa iniziativa, ma soprattutto avranno la possibilità di vivere con dignità lì dove sono nati senza dover scappare chissà con che carretta su quale mare senza futuro.
Il futuro dell’Africa è in Africa, la cooperazione è una risposta.

Dal sito trentinosolidarieta.it

Si possono aiutare i profughi africani in Africa? L’Acav ha messo in piedi un progetto in Uganda con il quale sostiene l’inserimento di sei mila profughi con la costruzione di pozzi e servizi igienici. E l’avvio di produzioni agricole, che saranno acquistate da un’azienda giapponese. Un modo perché questi africani non finiscano nelle mani dei trafficanti umani.

di Elisabetta Bozzarelli

Alla presenza del Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni, del Ministro dell’Interno James Baba e del Ministro incaricato alla Protezione Civile e Accoglienza Rifugiati, lo scorso 16 aprile ACAV ha siglato un importante accordo per realizzare e sostenere l’inserimento di 6.000 profughi provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e stanziati a Koboko nel West-Nile ugandese dalla fine del 2013.

L’accordo tra ACAV, il Governo ugandese, l’Amministrazione del Distretto di Koboko (Uganda), l’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), Kato (azienda agricola Giapponese) darà accoglienza e permetterà l’inserimento dei rifugiati.

Già nel 2013 ACAV ha dato una risposta all’emergenza profughi a Koboko, grazie al finanziamento della Provincia di Trento, con la perforazione di pozzi e la costruzione di servizi igienici per far fronte ai bisogni primari di salute ed igiene ed evitare epidemie. Successivamente insieme al governo locale del Distretto di Koboko ha lavorato per creare le condizioni di convivenza e sostenere il percorso di sviluppo e crescita che coinvolgesse tutti, comunità ospitante e profughi.

L’accordo sottoscritto recentemente prevede di dare educazione agricola non formale e fornire strumenti per avviare una coltivazione familiare a 750 rifugiati congolesi, la quasi totalità dei capifamiglia. Prevede inoltre di rafforzare l’offerta educativa e l’assistenza tecnica a favore delle comunità ospitanti, che hanno già beneficiato della formazione tecnica, dell’assistenza di base e stanno lentamente aquisendo gli strumenti per entrare nell’economia di mercato.

Ciascuno dei sottoscrittori dell’accordo porta il suo contributo alla realizzazione ed alla sostenibilità del progetto. Il governo nazionale e quello locale assicurano mediazione fra le comunità, l’ombrello istituzionale per i vari attori e risorse fisiche quali terreni agricoli e infrastrutture. L’UNHCR guarda a questo progetto con particolare attenzione, perché potrebbe essere la strada per evitare che i campi profughi restino luoghi di emarginazione, povertà e disperazione e contribuisce con la costruzione di aule scolastiche. ACAV mette in campo risorse e provata esperienza nell’ambito dell’educazione professionale agricola. Particolarmente interessante la presenza di un’azienda internazionale, la KATO, coreana, che accoglie l’invito a partecipare ad un’iniziativa umanitaria aperta allo sviluppo economico. I prodotti agricoli saranno infatti acquistati e commercializzati dall’investitore privato, impegnato al rispetto delle regole e dei lavoratori.

ACAV ha contribuito a mettere in atto e vuole con convinzione sperimentare un modello che punta a far collaborare comunità ospitanti e governi, stakeholder locali e organizzazioni internazionali, iniziative profit e no profit, proprio come previsto dagli orientamenti e dalle leggi internazionali e nazionali per la cooperazione.

Offrire ai profughi e alle comunità ospitanti una prospettiva di integrazione, sicurezza alimentare, e attività generatrici di reddito in ambito agricolo significa anche dare una risposta ai problemi posti dalle grandi migrazioni e dalla tragedie del Mediterraneo. La cooperazione internazionale è una delle risposte, e ACAV lavora in Africa perché gli africani possano vivere lì dove sono nati con dignità e con una seria prospettiva di futuro.

Per leggere l’articolo nel formato originale, ecco il link 

 

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