PRIORITA’ DI BILANCIO – con Italo Gilmozzi

Il rapporto tra l’uomo e lo spazio, in particolare tra le forme sociali e le modalità con le quali queste hanno trasformato lo spazio, nell’arco dei millenni ha dato vita a diverse forme dell’abitare, del vivere e dell’esprimere la propria socialità in un contesto, che nel corso dei secoli, ha subito mutamenti di carattere economico, politico e sociale.

La pagina di storia che stiamo vivendo, immerge ogni abitante del pianeta nel rapido trasformarsi dei luoghi, dei modi del vivere la propria socialità, il proprio fare nel contesto urbano-spaziale.

Gli inevitabili cambiamenti sembrano portare con sé la necessità per gli individui di riferirsi al proprio locale, per la maturazione del proprio essere cittadini non solo della città in cui si abita ma anche per sviluppare una maturità, se così possiamo chiamarla, del sentirsi cittadini del mondo ed esserne partecipi.

L’esigenza di “abitare”, nel senso più ampio del termine, questi processi di trasformazione, ritengo non possa muovere quindi, se non partendo dal proprio vissuto come cittadino: il senso di appartenenza e di identità della popolazione, la fondamentale vocazione che ogni territorio urbano appare chiamato a riconoscere e a realizzare nel suo sviluppo e nella sua storia.

A distanza di anni possiamo leggere come scelte, indirizzi, pubblici e di governo, di una città ad esempio, gettino le basi per seguire una direzione piuttosto che un’altra. I luoghi della città sono impregnati di significato, dell’uso che se ne fa, quanto dell’azione pubblica che li produce e che indirizza nel tempo quella che possiamo chiamare la “vocazione” non solo dei luoghi stessi, ma della città e del suo territorio.

La storia, ma anche l’azione pubblica ed il governo del territorio sono stati in ogni epoca dei “marcatori” che hanno fortemente contraddistinto i caratteri della stessa comunità. Il percorso politico e sociale di La Pira dentro la città di Firenze ad esempio, è ancora oggi, con le dovute proporzioni, una testimonianza di qualità e un esempio al quale rifarsi nel pensare al pluralismo, alla solidarietà alla vocazione dello spazio municipale in un’apertura internazionale. Gli elementi caratterizzanti delle amministrazioni lapiriane con la salvaguardia del concetto di persona, con la difesa del senso del lavoro (di certo tema di prima attualità) e dell’importanza di un corretto integrarsi tra bene economico e capitale umano, con l’apertura dello spazio caratteristico della città alle problematiche della comunità internazionale, sottolineano la necessità di creare e difendere un patrimonio valoriale, tale da poter svincolare gli indirizzi concreti di cambiamento e l’audacia amministrativa da un periodo storico e potenziare le differenze con orizzonti di dialogo condivisi.

Le realtà sono certo diverse e la storia non può essere “copiata”, ogni territorio è unico ed è chiamato a scoprire la propria “vocazione”. Nella piccola realtà in cui viviamo ad esempio, possiamo vedere proprio in questi anni come il Comune di Trento stia promuovendo, attraverso un percorso anche partecipato, (vedi linee strategiche laboratorio casa città per nuovo prg) una rilettura della propria storia, delle proprie radici per poter interpretare in modo originale una nuova fase, una fase nella quale il Comune si sente chiamato a promuovere e ad accompagnare lo sviluppo equilibrato della città, attraverso i suoi strumenti, come ad esempio il piano strategico.

L’obiettivo che ci possiamo dare iniziando da questa sera con i diversi momenti, con le occasioni che avremo di condividere idee, di formarci insieme, è di far crescere le capacità di amministrare e di farlo bene, anche di fornirci alcune chiavi di lettura, alcuni strumenti per comprendere, per mettere in moto e concretizzare poi progetti visibili, salvaguardando sviluppi interni al tessuto sociale ed economico, ricercando una sana crescita del senso di appartenenza della nostra comunità. Siamo chiamati, credo, in ogni scelta che faremo in questi cinque anni di impegno, chi dentro le istituzioni, chi da fuori, a riconoscere la, le vocazioni della nostra città, tendendo alla realizzazione interna e profonda apertura esterna. Un’idea che è anche un augurio per il nostro trentino che penso, proprio in questi anni sia chiamato a questa rilettura della propria storia, del proprio governo, della propria autonomia, del proprio abitare il territorio in un’ottica, spero, di apertura e maturità.

Voglio concludere anche con un altro auspicio, lavorare insieme, tra i diversi livelli, tra i circoli, tra quanti in gruppi o singoli vorranno con noi condividere un pezzetto della storia delle scelte per la comunità, sarà io credo, il modo per uscire da miopi sentieri personali ed essere insieme un partito all’altezza della pagina di storia che possiamo scrivere insieme.

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